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la parola all’orchestra: FL & Muteoscillator

Continuiamo a conoscere i membri dell’Orchestra, nella forma di tre domande comuni, questa volta lo facciamo con FL (Francesco Lurgo) e Muteoscillator (Paolo Giangrasso), che nell’ensemble di Tacuma si occupano di melodie (FL) e batteria elettroniche (Muteoscillator)

Le domande poste a loro due sono :

1) Come ti approcci alla musica elettronica ? Ritieni sia solo un genere musicale o una modalità modulare per produrre musica ?

2) Come ti rapporti con l’esibizione dal vivo ?

3) Da una decina d’anni sembra che la musica abbia un po’ esaurito le possibilità di creare nuovi generi, ma piuttosto tende a recuperare e rimescolare il passato. Questa è un po’ la via che Tacuma sta seguendo, cercando di mettere in relazione musicisti di diversa estrazione all’interno di un formato “storico” quale è l’improvvisazione che da innumerevoli possibilità attraverso l’ausilio delle potenzialità della musica elettronica. In base a questo e se condividi: come hai vissuto l’esperienza dell’orchestra ?

Seguono le risposte dei musicisti.
MO: Muteoscillator
FL: FL

MO: La musica elettronica è per me innanzitutto musica. La grande lezione che ho appreso da quando ho cominciato ad ascoltarla e soprattutto provando a comporla è quanto enorme sia la vastità di suoni che ci circonda. Sono grato a chi per primo ha cominciato ad infrangere il lessico, andando oltre il senso comune dei vocaboli, dando a termini come armonia, struttura, timbro nuovi confini. Questo spostamento empirico, comprovato da una nuova esperienza sensoriale per l’ascoltatore è un processo che non si è mai arrestato. La forza della tecnologia miscelata  alla visionarietà dell’uomo ci darà sempre nuovi stimoli sonori.

MO: Sudare. Essere generosi. Performare. Dimostrare di avere controllo e visione della situazione. Elevare lo spirito altrui. Non chiudersi dentro un trip personale. Gioire dell’altrui (e del proprio) godimento. PARTECIPARE.

MO: Vivo l’Orchestra come un esperimento mai uguale a sè stesso, dove cerco di dare il mio contributo. Ho scelto un setup composto di sole macchine, senza l’ausilio di computers perchè credo molto nei limiti applicati alla creatività, e perchè così facendo credo di tutelare l’aspetto umano della faccenda. Il potenziale di questa esperienza mi appare potente e senza apparenti limiti. Una buona cosa, dunque… senza se e senza ma…

 

FL: Da musicista che si divide equamente tra elettronica e strumenti “tradizionali”, se così vogliamo chiamarli, posso dire che per elettronica intendo, più che un genere musicale, il fare musica con un determinato tipo di strumentazione, che ha la caratteristica di dare al musicista, se questi è capace, uno spettro di possibilità espressive che per ampiezza fa impallidire quello già pur molto vasto dei cosiddetti strumenti “tradizionali”; con un comune software si ha a disposizione una varietà timbrica che non basterebbe una vita ad esplorare, ed una singola persona può potenzialmente gestire contemporaneamente più suoni di un’orchestra sinfonica, inoltre tramite l’elettronica abbiamo visto artisti andare ancora oltre ed infrangere molti dei confini della composizione musicale (penso ad esempio a certi dischi della Warp records, che per me rappresentano la massima ispirazione per quanto riguarda l’elettronica “pura”);  bisogna però a mio parere evitare di vedere necessariamente il mondo dell’elettronica e quello degli strumenti “tradizionali” (continuando ad usare questo brutto termine) come due mondi alieni e separati: si tratta solo di mezzi, ugualmente validi e che possono darsi man forte a vicenda, la musica resta sempre musica e quel che conta è il risultato finale, ma per fortuna noto che si sta andando sempre più in questa positiva direzione: molti degli artisti più rilevanti ed interessanti degli ultimi 10 anni hanno saputo unire sapientemente l’elettronica più avanguardista con strumenti dalla storia secolare (e/o la voce, lo strumento più “classico” e antico di sempre!).

FL: Mi è facile a questo punto cogliere l’occasione per saltare alla terza delle tue domande; sull’originalità o meno della musica da 10 anni a questa parte (e non solo) ci sarebbe davvero troppo da discutere e bisognerebbe farlo su un altro spazio molto più ampio (e forse non si arriverebbe comunque ad una conclusione), credo comunque che la commistione di generi sia da sempre motore di originalità, e così è anche per l’orchestra di Tacuma! (mi sono ritrovato infatti a suonare con artisti che ho visto più volte in concerto e che mi hanno in qualche modo influenzato, e con cui quindi c’era sicuramente un’affinità in partenza, ma anche con musicisti dal background completamente diverso dal mio, ed il risultato è stato soddisfacente e positivo in entrambi i casi). Ritengo però, come dici anche tu, che il punto più interessante di Tacuma!, per lo meno a livello concettuale, sia l’inserimento delle infinite possibilità del suono elettronico in forme più antiche, “storiche” per usare le tue parole; non mi soffermerei solo sul discorso improvvisativo, quello che è davvero nuovo secondo me è il concetto di orchestra: applicato all’elettronica vi infonde un’importante componente di dialogo che normalmente è quasi assente (come conseguenza delle infinite possibilità date ad una singola persona di cui si parlava sopra, spesso i musicisti elettronici creano e performano in una o due persone, e quasi mai si vede un dialogo tra gruppi di musicisti più ampi), ed inoltre sottolinea come la strumentazione elettronica rappresenti un’evoluzione del modo di fare musica “tradizionale”, e non la negazione di esso.

FL: Riguardo al mio approccio al live, devo dire che l’esperienza Tacuma! mi arricchisce dell’esperienza improvvisativa, normalmente nei miei progetti mi esibisco sempre con una scaletta definita e dopo aver provato più volte lo spettacolo: discostarmi da questo è stato divertente e stimolante, e spero possa esserlo anche per il nostro pubblico. Anche per questo il mio modo di suonare con Tacuma! è paradossalmente più simile a quello che ho in una live band, piuttosto che a quello dei miei show di musica elettronica in solo, dove non “suono” in senso classico ma mixo e manipolo in tempo reale loops composti in precedenza. Sul palco dell’orchestra elettronica invece non uso loops ma sfrutto l’elettronica per la timbrica, suonando le mie melodie su una tastiera che controlla sintetizzatori software, e suonando anche la mia amata chitarra stravolgendone però il suono sempre con l’aiuto dei software. Concludo augurando tutto il meglio a Tacuma! perché è un progetto davvero stimolante, di cui si sentiva il bisogno e di cui sono fiero di far parte.

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