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la parola ai musicisti: Pangrus

abbiamo iniziato le manovre che poteranno ad un nuovo evento di Tacuma.

nel frattempo come promesso iniziamo ad approfondire la conoscenza dei musicisti che hanno partecipato all’edizione di dicembre.

Andrea Reali, in arte Pangrus.

(T: Tacuma – P: Pangus)

T: Il tuo approccio alla musica elettronica rimanda sia al passato quanto alla manualità, per il modo in cui usi gli strumenti analogici, da dove nasce questo interesse ?
P: I musicisti elettronici che amo di piu’ fanno largo uso di strumenti analogici. Molti di loro producevano musica prima ancora che gli strumenti digitali venissero costruiti. E’ quindi inevitabile che le mie sonorità siano di quel tipo. Fino a quindici anni fa era facile trovare nel reparto dell’usato batterie elettroniche e synth che ora costano un occhio della testa. Io avevo queste macchine piene di manopole ed iniziavo ad esplorare il mondo dei suoni. Ecco spiegato il mio amore per la manualità, la gioia di spostare un cavo di patch e sentire il suono che cambia. Ultimamente c’e’ un ritorno a quel tipo di suono, le macchine analogiche sono ricercate e sono diventate troppo costose. Per reazione, alcune macchine digitali che hanno un suono molto caratteristico sono sottovalutate, ed ultimamente mi sto appassionando a questi aggeggi.

T: Quanto Kinetik Laboratories è correlato alla tua attività di musicista ?  e raccontaci il dettaglio del progetto.

P: Kinetik Laboratories è il nome scelto da Claudio Granzieri, con cui collaboro, per descrivere le lunghe serate passate a montare componenti, studiare schemi ed ascoltare i risultati sonici dei circuiti. Claudio ed io siamo uniti dalla passione per l’autocostruzione e per un certo tipo di suoni. Nel corso delle nostre lunghe serate abbiamo individuato un circuito che ci pareva particolarmente interessante, perche’ capace di produrre suoni inusuali, il Cacophonator di Arthur Harrison. Lo abbiamo modificato a nostro piacimento, gli abbiamo dato una veste degna, dei fianchetti in legno di ciliegio, in onore alle tanto amate macchine analogiche e ne abbiamo prodotto alcuni esemplari, che abbiamo messo in vendita, per permettere ad altri di fruire delle possibilità sonore di questo piccolo mostro che abbiamo battezzato MOT-BOX. In realta’ costruiamo molta altra roba solo per il nostro piacere. Sono stato molto coinvolto dall’autocostruzione ultimamente, e mi e’ sembrato giusto partecipare a TACUMA con Claudio e suonare solo le macchine costruite da noi stessi.

T: Come ti rapporti con l’esibizione dal vivo ?

P: Cerco di lasciare margine all’improvvisazione ed all’errore, non mi piace che sia tutto stabilito precisamente. Questo rende l’esibizione imprevedibile, irripetibile, crea un evento unico che si differenzia da quello che e’ la composizione o la registrazione di un pezzo.

T: Tacuma è stato un momento di conoscenza e condivisione di esperienze tra musicisti, come l’hai vissuta ?

P: E’ sempre stimolante venire a contatto con altre persone, a maggior ragione con chi condivide le tue stesse passioni. L’apertura gioiosa e ludica dimostrata da alcuni partecipanti mi ha impressionato positivamente. Gli eventi erano veramente tanti ed il tempo e’ stato un po’ tiranno, altrimenti credo che sarebbero potute nascere collaborazioni interessanti.

T: Credi che il pubblico (in occasione del Festival) abbia recepito un qualcosa di diverso rispetto alle consuete serate di musica elettronica (performative o dj set) ?

P: Mi pare che molte delle iniziative che vengono proposte a Torino siano orientate al dancefloor. TACUMA, a mio parere, si propone come un’evento orientato all’elettronica in modo piu’ ampio, includendone anche le forme piu’ sperimentali o meno ballabili. Cio’ non ha creato spaesamento, al contrario credo che abbia suscitato curiosità.

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